Prefazione
Questo
libretto raccoglie modi di dire, filastrocche, termini tipici della
valle di Sole. Premetto che non studio i dialetti, né la linguistica
o discipline connesse. Il mio è stato solo un tentativo di ricordare
alcuni modi di dire che si usano ancora oggi o che si usavano,
proprio per valorizzare l'uso del dialetto nelle nostre comunità.
Parlare
in dialetto una volta era naturale, oggi non più. Eppure è proprio
la parlata dialettale che caratterizza una comunità, un posto, una
zona, che fa sentire gli abitanti parte di qualcosa.
Provate
ad allontanarvi dal vostro paese e ve ne accorgerete. Vi racconto un
episodio che mi è capitato. Ero in Toscana, precisamente a Monte San
Savino (provincia di Arezzo) dove emigrarono i miei antenati (per poi
far ritorno a Mezzana). Ad un distributore, sento il mio ragazzo che
parla in dialetto. Ma con chi poteva parlare il nostro dialetto, se
laggiù non lo conosce nessuno?
Ebbene
era un ragazzo noneso (ovviamente il suo dialetto era un po' diverso
dal nostro) che lavorava, se non ricordo male, ad Orvieto.
Ci
credete che sentir parlare dialetto in un posto così lontano da
casa, quasi mi commosse? Pare incredibile ma è così. Scambiammo
ancora qualche frase e anche a lui, mi ricordo, pareva impossibile
poter parlare la sua “lingua” con noi.
In
val di Sole si parla il solandro, anche se ci sono molte differenze.
Ad esempio se dite una frase come “Cosa fai?” a Mezzana si
traduce con “Che fas?” mentre nel paese appena dopo, a
Pellizzano, diventa “Che fet?”.
Per
fare un altro esempio a Cavizzana, un po' come i toscani hanno la “c”
aspirata, per cui non dicono Cavizzana ma “Chiavizana”, o certi
nomi sono al femminile, ad esempio dicono “bicera” e non “bicer”
per bicchiere, alcuni termini li ho inseriti da questa zona.
Le
differenze sono molte, ma diciamo che questi detti li conoscono e li
usano un po' tutti, magari diversi nella scrittura o nella pronuncia,
ma di “base” li sanno e li capiscono tutti.
Mi
scuso fin d'ora per errori di scrittura in dialetto, non era tanto la
correttezza grammaticale a interessarmi ma la parlata, il fatto di
conservare questi modi di dire che fanno parte di noi.
Parlare
dialetto, oggi, è un po' mantenere la nostra identità, il nostro
vissuto, le nostre tradizioni. Nasce per questo questo mio scritto.
Lara
Zavatteri