PER INFORMAZIONI SUI LIBRI

larazavatteri@gmail.com
348/7702561
Mezzana, val di Sole, Trento
via 4 novembre 21

mercoledì 12 giugno 2019

LAVORI IN CORSO PER UN NUOVO LIBRO







Ciao a tutti!
Sì, sto lavorando a un nuovo libro, sto ancora scrivendo perciò non so quando sarà pronto. Vi anticipo che sarà un libro umoristico, per il resto vi terrò aggiornati!

Un'altra novità è che i libri che ho pubblicato con Youcanprint, ad esempio l'ultimo Aroma di caffè e profumo di fieno. Piccola storia di una casa nel Borghetto, che parla di Mezzana, saranno presto disponibili anche sul sito Libraccio.it. 

Intanto, leggete le anteprime qui nel blog e potete farvi un'idea dei libri che ho pubblicato sempre nel blog, li trovate o richiedendomeli (in alto i riferimenti) o in libreria con nome autore, titolo, editore, o su Internet come Ibs, guardate qui.

Grazie mille a tutti i miei lettori, a presto! 

Lara

martedì 4 giugno 2019

COSI' INIZIA IL LIBRO (RACCOLTA DI RACCONTI) CUOR DI CORTECCIA, DOVE PARLANO GLI ALBERI



"Cuor di Corteccia" è un piccolo libro di racconti dove a parlare sono gli alberi, muti testimoni del trascorrere del tempo, del passare delle stagioni, delle trasformazioni dell'uomo nel paesaggio. Parlano il pino, il salice, l'ippocastano ed altri, tutti hanno qualcosa da raccontare, ma solo a chi sa ancora ascoltare.

Così inzia

"Pochi riescono a sentire la nostra voce, pochi capiscono le nostre parole. La nostra è una lingua antica, come lo siamo noi, una lingua parlata fin dall’inizio dei tempi, quando l’uomo era ancora in grado senza sforzo di comprenderci. Poco a poco le cose sono cambiate, il mondo è diventato un luogo frenetico, l’uomo non ha più avuto il tempo né la voglia di starci a sentire. Così, dopo millenni, si è persa quasi del tutto la nostra voce. Qualcuno però ancora la ode, chi sa ancora avvicinarsi alla natura volendo solo proteggerla, chi ha ancora uno spirito puro e un cuore che sa che in ogni essere si nasconde un’anima, anche negli animali, anche nelle piante.
A questi pochi che ancora oggi ci sentono noi alberi parliamo sussurrando e loro ascoltano i nostri pensieri e ci rispondono. Sanno che anche noi abbiamo cuore e anima, sanno che abbiamo il privilegio e a volte la sfortuna di vedere molte cose, di passare, per i più vecchi di noi, attraverso decenni e a volte secoli, di veder mutare le generazioni degli uomini e le loro storie, di conoscere i piccoli e grandi animali che cercano rifugio accanto a noi, di osservare mutamenti e trasformazioni, sanno, e basta.
Affinché la nostra voce giunga a tutti, sarà bene però iniziare dal principio"

Dove trovarlo.
Libreria: Titolo, autore, casa editrice Youcanprint
Online su Ibs 
Richiedendomelo in via 4 novembre 21 a Mezzana (val di Sole, Tn) larazavatteri@gmail.com o su Facebook

 






















giovedì 30 maggio 2019

ESTRATTO LIBRO L'INCLINAZIONE. STORIA DI ARTEMISIA E NIVES





Ciao a tutti, ecco per voi un estratto del mio libro "L'Inclinazione. storia di Artemisia e Nives" libro che mescola la nostra realtà con la giornalista Nives  ad una realtà fantasy dove protagonista è la pittrice del Seicento Artemisia Gentileschi.




CAPITOLO 1


Nessuno sa quando arriva il momento. Nessuno lo sente, eppure il momento arriva per tutti, prima o poi. E, dopo, si vorrebbe poter tornare indietro, a quando, ignari, si portava avanti la vita di sempre. Non pensiamo mai che possa essere l’ultima volta. L’ultima volta che usiamo un giocattolo e senza rendercene conto chiudiamo per sempre la porta sull’infanzia, l’ultima volta che indossiamo un vestito, e cambiamo gusti per sempre, l’ultima volta che vediamo un luogo o salutiamo una persona. Eppure qualcosa dentro di noi ci spinge a voltarci per vedere ancora una volta quel posto, come ad imprimerlo nella memoria in ogni dettaglio, come consapevoli intimamente che tutto può mutare e il caso può portarci lontano, sempre più lontano, e che quello è in realtà un addio. Così anche Nives Loi ancora non sapeva che quel giorno sarebbe stato il prima, la linea di confine con cui avrebbe misurato ogni cosa da allora in poi. Non sapeva che quel giorno era il suo ultimo d’inconsapevolezza, che stava dando l’addio ad un mondo razionale, con le sue regole ferree e indiscutibili, per addentrarsi in un altro universo in cui la ragione c’entrava ben poco. Camminava verso il centro della città, verso piazza Fiera a Trento, quando era squillato il telefono cellulare. C’era voluto un po’ per rintracciarlo nella borsa di tela che teneva a tracolla, ma alla fine aveva risposto.

C’è stato un furto al Museo d’Arte” le disse, senza un saluto e bruscamente come al solito, il caporedattore “Facci un salto per capire cos’è accaduto”.

Certo, vado subito. Si sa cos’hanno portato via?”

No, non si sa. Ti pare che se lo sapessi ti avrei chiamata?” tagliò corto l’uomo dall’altra parte della cornetta.


Ti richiamo più tardi” disse lei e attaccò.

Cambiò direzione e si addentrò a passi veloci per un vicolo lastricato di ciottoli, una scorciatoia per arrivare al Museo. Si trovò di fronte all’entrata del Museo, dove in un capannello già si erano raccolti altri giornalisti. Prese taccuino e penna dalla borsa e si avvicinò. Attorno a lei tutti attendevano notizie, poiché la Polizia ed i Carabinieri non lasciavano passare nessuno. Fuori del Museo sventolava lo striscione color cremisi che annunciava il grande evento di quel periodo, la mostra “L’arte delle donne” con opere di pittrici attive tra il Sedicesimo e il Ventesimo secolo. L’esposizione, aperta da circa un mese, sarebbe stata visitabile ancora per due ed anche quel giorno il Museo avrebbe dovuto staccare biglietti, se quel furto non avesse messo a soqquadro tutta l’organizzazione. Nelle sale, infatti, s’intravedevano poliziotti e carabinieri indaffarati a cercare di ricostruire quanto accaduto con i dipendenti del Museo e il misero cartoncino bianco appiccicato all’ingresso, che informava i visitatori della chiusura temporanea, risultava superfluo: chiunque si sarebbe accorto subito che qualcosa di grave era accaduto. Finalmente la direttrice del Museo, una donna sulla cinquantina in tailleur crema, scarpe a punta con tacco non troppo alto e capelli ramati tagliati appena sotto le orecchie, con una smorfia sul viso, come se si accingesse a svolgere un compito che non le andava a genio, si avvicinò alla folla dei cronisti che subito le si fecero intorno con mille domande. Nives tacque, consapevole che la direttrice li avrebbe presto zittiti. Capitava sempre così, con gente che temeva di vedere infangato il nome di un ente, di un’associazione o di qualsiasi altra realtà per colpa dei cronisti.

Signori, un attimo, per favore!” disse infatti “Lasciatemi respirare” e fece un gesto repentino con la mano, come a voler scacciare uno sciame troppo fastidioso di vespe. “Sapete già, immagino, che c’è stato un furto questa notte” continuò mentre i giornalisti scrivevano forsennatamente sui loro taccuini “al momento sembra sia stato rubato un solo quadro, ma sono ancora in corso accertamenti da parte della Polizia per capire se altri oggetti siano stati sottratti”.

Qual è il quadro?” chiese uno dei giornalisti.

La direttrice lo squadrò da capo a piedi con fare gelido, come chi non è abituato ad essere interrotto, prese poi un respiro e disse:

Il gioco dello specchio” di Artemisia Gentileschi”.


Come sono entrati? Qual è stata la dinamica? Qual è il valore del quadro?” chiedevano a raffica i giornalisti, ansiosi di saperne di più.

Ma la direttrice scrollò le spalle: “Al momento, è tutto quello che posso dirvi” tagliò corto e se ne tornò nel Museo senza fornire ulteriori spiegazioni. Sarebbe stato necessario attendere le forze dell’ordine, di solito, tra l’altro, poco propense a rispondere alle domande. Nives, che aveva scritto il nome del quadro e quello della sua autrice, si rassegnò ad attendere a lungo qualche ulteriore notizia per scrivere il pezzo. Proprio in quel momento squillò di nuovo il cellulare che teneva in borsa.

Allora, cos’hai scoperto?” sbraitò il caporedattore, impaziente.

Solo che il furto è stato questa notte ed il quadro è della pittrice Artemisia Gentileschi” spiegò la ragazza.

Rimani lì, e non muoverti finché non avrai scoperto ogni cosa. Poi richiamami che decidiamo il rigaggio per il pezzo”.

Va bene”disse Nives.

Tornò a guardare davanti all’entrata del Museo, ma ancora non si era affacciato nessuno.

Di questo passo” pensò “non riuscirò mai a scrivere un pezzo decente oggi pomeriggio”.

Un giovane poliziotto raggiunse il gruppo dei giornalisti e subito tutti si alzarono per andargli incontro e sapere a che punto fossero le indagini. Il poliziotto avanzava verso di loro un po’ impacciato, non doveva essere abituato a trattare con la stampa e chissà per quale motivo avevano mandato proprio un novellino a svolgere quel compito, ma contro ogni aspettativa si dimostrò subito disponibile a rispondere alle domande.

Qual è la dinamica dei fatti?” chiese un ragazzo inviato dal telegiornale, ancor prima che il giovane rappresentante delle forze dell’ordine potesse aprir bocca.

Il ladro probabilmente si è mescolato con gli altri visitatori, ieri, ed è poi rimasto all’interno del Museo fino a notte inoltrata” disse il poliziotto “questo l’abbiamo dedotto dal fatto che non vi sono forzature di nessun genere né all’accesso principale né a quelli laterali, né alle finestre. Inoltre- proseguì- è riuscito a non far scattare nessun allarme e nemmeno il custode si è accorto di nulla. Solo stamattina poco prima dell’apertura del Museo ha notato che il quadro mancava e ci ha subito avvertiti”.

Com’è possibile?” incalzò una giornalista che era giunta tra i primi davanti al Museo “insomma com’è riuscito a non far scattare l’allarme?”

Ci stiamo lavorando” disse solo il poliziotto “e comunque si tratta di una donna”.

Una donna?” chiesero in molti, sorpresi.

Sì, una donna. Il ladro è una ladra” fece il poliziotto, senza ombra di stupore nella voce. Ma quei giornalisti da che pianeta venivano per essere sorpresi che una donna potesse rubare? “Anzi, sono uscito proprio per questo. Vogliono che vi accomodiate dentro, la telecamera ha filmato qualcosa”.

I giornalisti non se lo fecero ripetere due volte e sciamarono in massa verso l’entrata, così anche Nives si trovò all’interno del Museo, in un piccolo ufficio, in piedi, a fissare un video che rimandava frammenti sfocati catturati dalla telecamera, senza che però nessun allarme avvertisse che si stava compiendo un crimine.

Purtroppo le immagini non sono per niente nitide, si vede pochissimo” disse il capo della Polizia, mentre la direttrice osservava i giornalisti con fare distaccato e quasi di disprezzo.

Riccardo, fallo partire” disse il poliziotto a un suo sottoposto, e il video partì.

L’immagine restituita era davvero approssimativa e la donna era visibile solo di spalle. Tuttavia si riconoscevano dei capelli castani scuri, un certo tipo d’andatura, un modo d’incurvare le spalle dopo un po’ che camminava. Troppo poco per le forze dell’ordine, ma non per Nives. Non appena i primi spezzoni erano apparsi sul video, un brivido l’aveva scossa tutta. Aveva represso a stento un’espressione di meraviglia che le si stava dipingendo in volto e poi un urlo quando ne ebbe la certezza. Si era guardata intorno per capire se qualcuno la stava osservando, ma tutti erano intenti a fissare il video con un misto di delusione e rabbia per non aver scoperto nulla di sensazionale da poter raccontare in un articolo. Pareva che quei frammenti non interessassero molto, ed in effetti a parte il colore dei capelli e la statura, non c’erano altri indizi utili per le indagini. Ma lei invece conosceva bene quel modo di camminare, quella tendenza a incurvare le spalle, perfino quella sfumatura dei capelli tra il rame scuro e il nero. Conosceva ogni dettaglio, quei dettagli che invece mancavano a tutti gli altri, perché lì, dentro al video catturato dalle telecamere di sorveglianza che non erano servite a nulla, c’era la persona che più le era familiare al mondo. Lei. 

Per leggere il libro: richiederlo a me larazavatteri@gmail.com o lo trovate su Internet


Foto blog: Wikipedia

mercoledì 22 maggio 2019

ESTRATTO AGATA.COME UN FUNERALE TI SALVA LA VITA DI LARA ZAVATTERI

Questo è un libro che fa ridere, eccovi un estratto. Si parla del funerale del signor Cesare, un uomo che ha vissuto tutta la vita con un bitorzolo sul naso e...


Mentre intorno era silenzio, si udivano solamente i singhiozzi dell'uomo, tutti lo osservavano-probabilmente non solo ad Agata era parso un estraneo- fino a che quel piangere a dirotto non parve quasi inopportuno, nel senso che già i partecipanti non erano moltissimi e quei singhiozzi producevano un eco nella chiesa da far spavento. Agata decise così di parlare e cercare di calmare l'uomo.

Era suo parente?” chiese lei con fare contrito.

L'uomo subito non rispose, si asciugò gli occhi con la mano, soffiò rumorosamente il naso in un fazzoletto e quindi, ricomposto-tutti trassero un sospiro di sollievo, ringraziando mentalmente Agata per quella trovata- rispose:

No, signora. Sono solo l'addetto alle pompe funebri”.

Agata, allibita, non seppe che dire. Pensò subito che se a tutti i funerali quell'uomo piangeva a quel modo, la sua vita doveva essere ben straziante. Forse avrebbe dovuto cambiare mestiere.

Ma lo conosceva, il signor Cesare? No, perché la vedo tanto afflitto...” disse Agata.

Signora, non l'avevo mai visto in vita mia. Non è per lui che piango, piango per me!” disse l'uomo, iniziando nuovamente a frignare.
Agata ci pensò su. Che quell'uomo avesse qualche malattia incurabile, segreta, misteriosa, forse anche lui stava per scoprire cosa significasse vivere con un bitorzolo? Certamente doveva avere poco da vivere per disperarsi in tale maniera. Così, con tutto il tatto di cui disponeva, sussurrò all'uomo:

Quanto le rimane?” intendendo quanto gli rimaneva da vivere.

L'uomo sembrò sorpreso dalla domanda, ma disse subito: “Mille euro”.

Mille euro?” fece Agata, capendo che parlavano di cose completamente differenti.

Sì, mi rimangono mille euro che dei parenti del signor Cesare non mi vogliono pagare.”

Ah, si tratta di questo!” fece Agata.

Sì, e di che cosa, altrimenti?”

No no, nulla. Ma perché non la vogliono pagare?” chiese Agata.

Vede, saprà che il signor Cesare per via di quel bitorzolo era diventato brutto, così ho pensato di toglierlo con un foto ritocco dalle immagini degli annunci, ma i parenti non sono d'accordo e dicono che senza bitorzolo il signor Cesare è irriconoscibile. Per questo non vogliono pagarmi” spiegò l'addetto alle pompe funebri.

Ad Agata scappò da ridere, un po' per quello strano uomo che aveva pensato di rimuovere il bitorzolo che il signor Cesare aveva voluto e non potuto togliere da sempre, un po' per i parenti che invece il bitorzolo lo volevano, lo volevano eccome, sugli annunci. L'uomo riprese a piangere, ma Agata pensò che la soluzione non era poi tanto difficile da trovare. 


COME FINIRA'? 

Scopritelo nel libro Agata. Come un funerale ti salva la vita, richiedendolo a me (Facebook o larazavatteri@gmail.com) in liberia (nome autore, titolo, editore Youcanprint) o online, su Ibs arriva presto presto ed è scontato!

 

lunedì 20 maggio 2019

RECENSIONE LIBRO AROMA DI CAFFE' E PROFUMO DI FIENO. PICCOLA STORIA DI UNA CASA NEL BORGHETTO



Riprendo qui la bella recensione di Davide Dotto, de "Gli scrittori della porta accanto", sito per cui collaboro, che ha acquistato e letto il mio libro su Mezzana "Aroma di caffè e profumo di fieno. Piccola storia di una casa nel Borghetto". Grazie ancora Davide e buona lettura a voi!

NB. Per chi è di Mezzana ho libri subito disponibili (larazavatteri@gmail.com, su Facebook o mi trovate in via 4 novembre 21) si trovano anche alla biblioteca di Mezzana e Vermiglio. In libreria (titolo, autore e editore Youcanprint) online su Youcanprint, Ibs, principali negozi online di libri.

Ecco la recensione
RECENSIONE AROMA DI CAFFE'

lunedì 13 maggio 2019

PAGINA 7-8 LIBRO AROMA DI CAFFE' E PROFUMO DI FIENO. PICCOLA STORIA DI UNA CASA NEL BORGHETTO

Ecco per voi le pagine 7-8 del mio libro sulla zona del Borghetto a Mezzana 

Il gemellaggio

Mia nonna, classe 1921, al Borghetto non ci era nata, ci era arrivata solo dopo aver sposato mio nonno. Figlia del panettiere del paese-quel Giovanni Ravelli che infornava “michete” insieme al socio Davide Barbetti e che si dilettava in fotografia- a casa sua certo non viveva nel lusso ma comunque non era preparata, poco più che ventenne, a trasferirsi nella casa del Borghetto dove per pavimento c'era solo la nuda terra.
A casa sua, dai “Giumei” c'era almeno il cemento, invece a casa di mio nonno nemmeno quello. Inutile dire che rimase sconcertata, ma tant'è era quella la sua nuova casa e dovette abituarsi a quello e a molte altre cose. Ad ogni modo la nonna, come quelli della sua generazione compreso mio nonno ed altri del Borghetto, le scuole elementari le frequentò in un edificio nella parte alta del paese, che si utilizzò fin circa gli anni Quaranta.
La scuola ad un certo punto decise di gemellarsi con un altro istituto scolastico italiano e per tenersi in contatto tra le due scuole ci si scambiava periodicamente un giornalino fatto dagli alunni.
Erano pochi fogli, raccontava la nonna, dove i bambini scrivevano storie, piccoli aneddoti, cose accadute in paese. Quando il giornalino era pronto si spediva e si attendeva che l'altra scuola facesse altrettanto.
Capitò una volta che mia nonna tornasse a casa con un compito per il giorno dopo, un tema da svolgere, e, vuoi per la poca voglia, vuoi per mancanza di tempo o entrambe le cose, pensò bene di combinare quella che credeva sarebbe stata una furbata.
L'indomani a scuola la maestra Maria Corazza chiamò proprio il suo nome, “Raffaella Ravelli” per leggere il tema svolto, così mia nonna senza temere nulla si alzò dal banco, prese in mano il suo quaderno e lo aprì alla pagina del tema e lesse l'elaborato, con tanto di elogio finale da parte dell'insegnante.
La maestra Corazza la fece sedere e ricominciò a chiamare, a caso, il nome di un'altra alunna perché leggesse ad alta voce il suo tema. Questa si alzò per leggere e disse solo la lapidaria frase: “È uguale a quello della Raffaella”.
Si scoprì in questo modo che entrambe, sperando di farla franca, avevano copiato, parola per parola, uno dei temi scritti dagli alunni sul giornalino della scuola gemellata. Interrogate entrambe, non ebbero altra scelta che ammettere il misfatto.
Ricordo ancora che mia nonna non aveva dimenticato il tema sul giornalino, che raccontava la storia di un uccellino. A tanti anni di distanza, essere stata scoperta probabilmente le bruciava ancora. 

Trovate il libro:
in libreria dati Lara Zavatteri (autore) Youcanprint (editore) e titolo;
in val di Sole potete acquistarlo alle biblioteche di Mezzana e Vermiglio;
online su Youcanprint, Ibs, principali negozi online di libri;
scrivendomi a larazavatteri@gmail.com, su Facebook (vedi logo in alto) o mi trovate a Mezzana in via 4 novembre 21.  

martedì 7 maggio 2019

LIBRI NON SULLA VAL DI SOLE





Ecco alcuni dei miei libri che non parlano della val di Sole, dopo quelli dedicati a Mezzana e appunto la val di Sole. In breve:

Cuor di corteccia: Racconti dove  a parlare sono gli alberi. Un racconto e la dedica sono per Mauro Barbetti, un amico di quando ero bambina scomparso tragicamente.
Agata. Come un funerale ti salva la vita: Per non finire in una casa di cura, Agata, reclusa da anni, ritorna in società partecipando a funerali strambi, riuscirà nel suo intento? Per ridere.
Un cane di nome Giuliano: La storia semiseria del primo anno trascorso insieme con il mio cane Giuliano;
Gli occhi di Aughen: La storia ormai ventennale e misteriosa della mia gatta, Aughen.

Per saperne di più:
LIBRI IBS LARA ZAVATTERI

Vi consiglio Ibs perchè sono scontati e quelli editi da Youcanprint, come tutti questi in foto, arrivano in un lampo.
In libreria basta richiederli con nome autore (Lara Zavatteri) titolo e editore, per quelli in foto, Youcanprint.
Potete anche richiederli a me a larazavatteri@gmail.com o mi trovate a Mezzana in via 4 novembre 21.

Grazie a tutti i miei lettori, a chi lo è diventato e a chi lo diventerà!