PER INFORMAZIONI SUI LIBRI

larazavatteri@gmail.com
348/7702561
Mezzana, val di Sole, Trento
via 4 novembre 21

venerdì 28 giugno 2019

LA MIA AVVENTURA CON LA SCRITTURA CONTINUA...

 9788865372470.jpg


Dopo "Frammenti di una valle" pensai ad un vero romanzo, che diventò "La strada di casa". Ci sono personaggi che poi ho ripreso per altri libri, qui in un contesto di fantasia.
Il libro parla di una figlia-il libro è ambientato a Castelfondo, in val di Non, Trentino anche se la foto di copertina è del paese di Mezzana- che ritrova per caso il diario della madre, scritto durante la seconda guerra mondiale. Il lettore legge con lei e si scopre che la donna, partigiana come la zia, ha avuto una relazione con un tedesco contrario alla guerra.
Un segreto rimasto nascosto per tanti anni, che ora deve venire a galla, in un viaggio per l'Europa intrapreso dalla figlia, per cercare di capire.
Con questo libro pubblicato con quelle che ora sono Edizioni del Faro ho parteciato alla Fiera del libro di Torino nel 2008. 
Siccome non avevo capito bene, io e il mio ragazzo Mirko arrivammo a Torino, in treno, con zaini carichi dei miei libri, quasi incapaci di stare dritti per il peso, ma in realtà li aveva già portati la casa editrice! Tutto da ridere.
Inoltre l'allora gruppo Amici di Castelfondo e val di Non portò in scena la storia, su copione cui avevo collaborato in val di Sole e val di Non.
"La strada di casa"è stato il mio primo vero libro e con questo testo è iniziata davvero la mia avventura nel mondo del libri.
Curiosità: si trova anche a San Francisco, da una signora originaria di Bolentina e in Sudafrica, da un'altra donna di origini solandre.

Sempre in quell'anno:
Una mia novella è apparsa su “Ciácere en trentin” (in dialetto) mentre un mio racconto è presente nel
libro “Storie di donne”, raccolta di scritti delle partecipanti al primo concorso letterario bandito dal Comune di Arco edizione 2006.Segnalazione al concorso “Ora ti racconto…” edizione 2006 della biblioteca di Cles per il racconto “I tre Kaiserschützen”.

CONTINUA...

martedì 25 giugno 2019

COME E' INIZIATA LA MIA STORIA CON LA SCRITTURA






Ciao a tutti.
Oggi inizio a raccontarvi com'è nata la mia storia con la scrittura. Sarà una sorta di racconto a "puntate" e questo è solo il primo assaggio dell'intera storia.
Prima che della scrittura, mi sono innamorata dei libri e della lettura. Già alle elementari amavo molto i libri e leggevo molto, complice anche la piccola biblioteca di classe da cui prendevo in prestito i libri e complice anche il dentista.
Quando avevo problemi di denti, e mi è capitato varie volte da piccola, mia mamma dopo la visita mi comprava un libro, per cui quasi quasi andare dal dentista diventava, se non una bella esperienza, se non altro una giornata ricca di aspettative per il libro che avrei avuto, che mi consolava della visita.
A casa abbiamo sempre avuto libri, avete presente la collana enciclopedica de "I Quindici'" , sono per l'appunto 15 libri tutti con un tema differente e li leggevo e rileggevo.

 Risultati immagini per libri i quindici
L'estate con altri bambini prendevo spunto da un libro "Il manuale delle giovani marmotte" per creare nuovi giochi-che non riuscivano quasi mai-e sempre avevo un libro da leggere quando ero a casa, da "Piccole Donne" a "Il giornalino di Gian Burrasca" che mi divertiva molto, tanto per citare due titoli.

 Diario - Anne Frank - copertina


Ho letto "Il diario di Anne Frank" a 14 anni in edizione integrale-il padre, nelle edizioni precedenti, aveva tolto alcuni passaggi-interessandomi sempre di quanto accaduto agli ebrei, e non solo, durante la seconda guerra mondiale. Scrissi anche al curatore, Frediano Sessi, che mi rispose con una bella lettera e inviandomi anche un libro di fotografie di Anne che conservo gelosamente. Qualche anno fa scrissi anche a Miep Gies, la signora, scomparsa da qualche anno, che insieme ad altri nascose i Frank e che mise al sicuro il Diario, consegnandolo poi al padre di Anne. Si poteva lasciare un messaggio online a Miep, non so se l'abbia letto, ma sono contenta di averle scritto ringraziandola di tutto quanto aveva fatto.
Intanto, ancora alle elementari, scrivevo storielle su un quaderno e le illustravo, sperando un giorno di farle leggere a qualcuno. E' poi accaduto, anni dopo, durante la presentazione di uno dei miei libri con i bambini della scuola elementare di Mezzana, nel 2013, quando ho fatto vedere il mio quaderno di allora e ho letto alcune storie. Strano, vero? Così anche quel piccolo sogno è diventato realtà.
Allora non c'era Internet su cui comprare i libri, quando andavo alle medie, nè la biblioteca di Mezzana inaugurata nel 2003, per cui mi arrangiavo nelle altre biblioteche o nelle cartolerie valligiane che vendevano libri.
Non sapevo cos'avrei fatto "da grande", mi erano venuti in mente: la cantante, la pattinatrice sul ghiaccio, la scrittrice.
Considerando che non ho una voce da soprano e che pattino discretamente e basta e che comunque scrivere è sempre stata la mia passione più grande, ho optato per l'ultima. Non senza fatica e passando per varie fasi.
Nel 1998 ho iniziato a scrivere articoli per il quotidiano L'Adige, giornale per cui collaboro tutt'ora per quanto riguarda le valli. Avevo 18 anni e grazie ai miei articoli sono poi diventata giornalista pubblicista con tesserino e tutto.
Nel frattempo erano nati anche i primi blog e ho collaborato con vari di questi, scrivendo articoli online, ho lavorato anche per la radio, nel frattempo continuano a sperare di pubblicare qualcosa di mio.
Sì, perchè volevo fare qualcosa tutto da me, che fosse una mia "creatura". Ci sarei riuscita nel 2006, con la pubblicazione (stampata in tipografia) del libro di articoli "Frammenti di una valle", che raccoglie articoli sulla val di Sole scritti tra il 1998 e il 2005, strani e simpatici, con fotografie.




Questo era il primo passo, perchè non era ancora un libro scritto da me ma una raccolta di articoli. Così mentre scrivevo articoli, pensavo a come arrivare a pubblicare un mio libro.

CONTINUA...

martedì 18 giugno 2019

UN POETA NEL BORGHETTO A MEZZANA...MA DI RONCIO






Ciao a tutti, oggi vi propongo un brano tratto dal mio ultimo libro "Aroma di caffè e profumo di fieno. Piccola storia di una casa nel Borghetto". Parla di Edoardo Redolfi, che fu poeta nel Borghetto a Mezzana (zona dalla prima casa del paese arrivando da Piano fin circa all'hotel Ravelli) ma che era nativo della piccola frazione di Roncio, dove insegnava, nella scuola che allora era ancora aperta in paese, anche sua moglie, la maestra Rosa.


Un poeta nel Borghetto

A dire il vero non era nato proprio nel Borghetto e ci arrivò più tardi, infatti Edoardo Redolfi, classe 1920, era nato a Roncio, la piccola frazione che sta sopra il paese di Mezzana. Gli capitò la sorte di combattere durante la seconda guerra mondiale sul fronte greco-albanese e la sua avventura la racconta anche in un libro in cui narra anche la particolarità della sua nascita.
Era nato infatti il 29 febbraio, quindi il suo compleanno poteva festeggiarlo veramente solo una volta ogni 4 anni.
A Roncio insegnava una ragazza arrivata da Spini di Gardolo, Rosa Schmidt, che poi per tutti sarebbe stata la “maestra Rosa” e fu proprio a Roncio che i due si conobbero, dove lei insegnava alla scuola del paese (poi fu anche a Mezzana e Commezzadura) in seguito si sposarono ed ebbero due figlie, Antonella e Giuliana. Vissero però a Mezzana, con molta nostalgia da parte di Edoardo per Roncio, come lui stesso diceva e come scriveva.
Edoardo, infatti, è stato il poeta del Borghetto, una passione per la scrittura che l'ha portato a scrivere innumerevoli poesie che lui chiamava “rimele”, sia raccolte in libri sia per occasioni speciali come anniversari di amici o parenti.
Le poesie di Edoardo “Teresin” spaziano molto, raccontando la natura, il tempo che passa, anche la malinconia, per arrivare ad altre più divertenti.
Poesie o “rimele” che gli venivano dal cuore, tutte ma specialmente quelle più nostalgiche, quando narrava di momenti, fatti, luoghi che non esistono più o che sono profondamente mutati. Nelle sue rimele, insomma, si trova da un lato questa sorta di volontà di non perdere i ricordi, anche se ricordare spesso fa male, anche se ricordare a volte è doloroso, dall'altro lato una vena più ironica con cui commentava fatti o accadimenti.
La poesia ha accompagnato tutta la vita dell'Edoardo Teresin, ma anche della maestra Rosa, fino alla sua scomparsa improvvisa nel 2001.
Resterà sempre un poeta, il “poeta del Borghetto”.




Quan che mi senti n' toc de campana
me vegn en ment la me Mezzana…

Senza stracarse, sempro rabios
en font a la val coreva 'l Nos...”

Estratti dalla poesia “Strani del me paes” di Edoardo Redolfi



Per avere il libro, se siete interessati, potete rivolgervi a me in via 4 novembre 21 a Mezzana, scrivermi a larazavatteri@gmail.com o su Facebook o lo trovate su Internet, ad esempi su Ibs, qui
Copie si possono acquistare anche al Punto di lettura di Mezzana. 

Grazie a tutti, a presto
Lara



















mercoledì 12 giugno 2019

LAVORI IN CORSO PER UN NUOVO LIBRO







Ciao a tutti!
Sì, sto lavorando a un nuovo libro, sto ancora scrivendo perciò non so quando sarà pronto. Vi anticipo che sarà un libro umoristico, per il resto vi terrò aggiornati!

Un'altra novità è che i libri che ho pubblicato con Youcanprint, ad esempio l'ultimo Aroma di caffè e profumo di fieno. Piccola storia di una casa nel Borghetto, che parla di Mezzana, saranno presto disponibili anche sul sito Libraccio.it. 

Intanto, leggete le anteprime qui nel blog e potete farvi un'idea dei libri che ho pubblicato sempre nel blog, li trovate o richiedendomeli (in alto i riferimenti) o in libreria con nome autore, titolo, editore, o su Internet come Ibs, guardate qui.

Grazie mille a tutti i miei lettori, a presto! 

Lara

martedì 4 giugno 2019

COSI' INIZIA IL LIBRO (RACCOLTA DI RACCONTI) CUOR DI CORTECCIA, DOVE PARLANO GLI ALBERI



"Cuor di Corteccia" è un piccolo libro di racconti dove a parlare sono gli alberi, muti testimoni del trascorrere del tempo, del passare delle stagioni, delle trasformazioni dell'uomo nel paesaggio. Parlano il pino, il salice, l'ippocastano ed altri, tutti hanno qualcosa da raccontare, ma solo a chi sa ancora ascoltare.

Così inzia

"Pochi riescono a sentire la nostra voce, pochi capiscono le nostre parole. La nostra è una lingua antica, come lo siamo noi, una lingua parlata fin dall’inizio dei tempi, quando l’uomo era ancora in grado senza sforzo di comprenderci. Poco a poco le cose sono cambiate, il mondo è diventato un luogo frenetico, l’uomo non ha più avuto il tempo né la voglia di starci a sentire. Così, dopo millenni, si è persa quasi del tutto la nostra voce. Qualcuno però ancora la ode, chi sa ancora avvicinarsi alla natura volendo solo proteggerla, chi ha ancora uno spirito puro e un cuore che sa che in ogni essere si nasconde un’anima, anche negli animali, anche nelle piante.
A questi pochi che ancora oggi ci sentono noi alberi parliamo sussurrando e loro ascoltano i nostri pensieri e ci rispondono. Sanno che anche noi abbiamo cuore e anima, sanno che abbiamo il privilegio e a volte la sfortuna di vedere molte cose, di passare, per i più vecchi di noi, attraverso decenni e a volte secoli, di veder mutare le generazioni degli uomini e le loro storie, di conoscere i piccoli e grandi animali che cercano rifugio accanto a noi, di osservare mutamenti e trasformazioni, sanno, e basta.
Affinché la nostra voce giunga a tutti, sarà bene però iniziare dal principio"

Dove trovarlo.
Libreria: Titolo, autore, casa editrice Youcanprint
Online su Ibs 
Richiedendomelo in via 4 novembre 21 a Mezzana (val di Sole, Tn) larazavatteri@gmail.com o su Facebook

 






















giovedì 30 maggio 2019

ESTRATTO LIBRO L'INCLINAZIONE. STORIA DI ARTEMISIA E NIVES





Ciao a tutti, ecco per voi un estratto del mio libro "L'Inclinazione. storia di Artemisia e Nives" libro che mescola la nostra realtà con la giornalista Nives  ad una realtà fantasy dove protagonista è la pittrice del Seicento Artemisia Gentileschi.




CAPITOLO 1


Nessuno sa quando arriva il momento. Nessuno lo sente, eppure il momento arriva per tutti, prima o poi. E, dopo, si vorrebbe poter tornare indietro, a quando, ignari, si portava avanti la vita di sempre. Non pensiamo mai che possa essere l’ultima volta. L’ultima volta che usiamo un giocattolo e senza rendercene conto chiudiamo per sempre la porta sull’infanzia, l’ultima volta che indossiamo un vestito, e cambiamo gusti per sempre, l’ultima volta che vediamo un luogo o salutiamo una persona. Eppure qualcosa dentro di noi ci spinge a voltarci per vedere ancora una volta quel posto, come ad imprimerlo nella memoria in ogni dettaglio, come consapevoli intimamente che tutto può mutare e il caso può portarci lontano, sempre più lontano, e che quello è in realtà un addio. Così anche Nives Loi ancora non sapeva che quel giorno sarebbe stato il prima, la linea di confine con cui avrebbe misurato ogni cosa da allora in poi. Non sapeva che quel giorno era il suo ultimo d’inconsapevolezza, che stava dando l’addio ad un mondo razionale, con le sue regole ferree e indiscutibili, per addentrarsi in un altro universo in cui la ragione c’entrava ben poco. Camminava verso il centro della città, verso piazza Fiera a Trento, quando era squillato il telefono cellulare. C’era voluto un po’ per rintracciarlo nella borsa di tela che teneva a tracolla, ma alla fine aveva risposto.

C’è stato un furto al Museo d’Arte” le disse, senza un saluto e bruscamente come al solito, il caporedattore “Facci un salto per capire cos’è accaduto”.

Certo, vado subito. Si sa cos’hanno portato via?”

No, non si sa. Ti pare che se lo sapessi ti avrei chiamata?” tagliò corto l’uomo dall’altra parte della cornetta.


Ti richiamo più tardi” disse lei e attaccò.

Cambiò direzione e si addentrò a passi veloci per un vicolo lastricato di ciottoli, una scorciatoia per arrivare al Museo. Si trovò di fronte all’entrata del Museo, dove in un capannello già si erano raccolti altri giornalisti. Prese taccuino e penna dalla borsa e si avvicinò. Attorno a lei tutti attendevano notizie, poiché la Polizia ed i Carabinieri non lasciavano passare nessuno. Fuori del Museo sventolava lo striscione color cremisi che annunciava il grande evento di quel periodo, la mostra “L’arte delle donne” con opere di pittrici attive tra il Sedicesimo e il Ventesimo secolo. L’esposizione, aperta da circa un mese, sarebbe stata visitabile ancora per due ed anche quel giorno il Museo avrebbe dovuto staccare biglietti, se quel furto non avesse messo a soqquadro tutta l’organizzazione. Nelle sale, infatti, s’intravedevano poliziotti e carabinieri indaffarati a cercare di ricostruire quanto accaduto con i dipendenti del Museo e il misero cartoncino bianco appiccicato all’ingresso, che informava i visitatori della chiusura temporanea, risultava superfluo: chiunque si sarebbe accorto subito che qualcosa di grave era accaduto. Finalmente la direttrice del Museo, una donna sulla cinquantina in tailleur crema, scarpe a punta con tacco non troppo alto e capelli ramati tagliati appena sotto le orecchie, con una smorfia sul viso, come se si accingesse a svolgere un compito che non le andava a genio, si avvicinò alla folla dei cronisti che subito le si fecero intorno con mille domande. Nives tacque, consapevole che la direttrice li avrebbe presto zittiti. Capitava sempre così, con gente che temeva di vedere infangato il nome di un ente, di un’associazione o di qualsiasi altra realtà per colpa dei cronisti.

Signori, un attimo, per favore!” disse infatti “Lasciatemi respirare” e fece un gesto repentino con la mano, come a voler scacciare uno sciame troppo fastidioso di vespe. “Sapete già, immagino, che c’è stato un furto questa notte” continuò mentre i giornalisti scrivevano forsennatamente sui loro taccuini “al momento sembra sia stato rubato un solo quadro, ma sono ancora in corso accertamenti da parte della Polizia per capire se altri oggetti siano stati sottratti”.

Qual è il quadro?” chiese uno dei giornalisti.

La direttrice lo squadrò da capo a piedi con fare gelido, come chi non è abituato ad essere interrotto, prese poi un respiro e disse:

Il gioco dello specchio” di Artemisia Gentileschi”.


Come sono entrati? Qual è stata la dinamica? Qual è il valore del quadro?” chiedevano a raffica i giornalisti, ansiosi di saperne di più.

Ma la direttrice scrollò le spalle: “Al momento, è tutto quello che posso dirvi” tagliò corto e se ne tornò nel Museo senza fornire ulteriori spiegazioni. Sarebbe stato necessario attendere le forze dell’ordine, di solito, tra l’altro, poco propense a rispondere alle domande. Nives, che aveva scritto il nome del quadro e quello della sua autrice, si rassegnò ad attendere a lungo qualche ulteriore notizia per scrivere il pezzo. Proprio in quel momento squillò di nuovo il cellulare che teneva in borsa.

Allora, cos’hai scoperto?” sbraitò il caporedattore, impaziente.

Solo che il furto è stato questa notte ed il quadro è della pittrice Artemisia Gentileschi” spiegò la ragazza.

Rimani lì, e non muoverti finché non avrai scoperto ogni cosa. Poi richiamami che decidiamo il rigaggio per il pezzo”.

Va bene”disse Nives.

Tornò a guardare davanti all’entrata del Museo, ma ancora non si era affacciato nessuno.

Di questo passo” pensò “non riuscirò mai a scrivere un pezzo decente oggi pomeriggio”.

Un giovane poliziotto raggiunse il gruppo dei giornalisti e subito tutti si alzarono per andargli incontro e sapere a che punto fossero le indagini. Il poliziotto avanzava verso di loro un po’ impacciato, non doveva essere abituato a trattare con la stampa e chissà per quale motivo avevano mandato proprio un novellino a svolgere quel compito, ma contro ogni aspettativa si dimostrò subito disponibile a rispondere alle domande.

Qual è la dinamica dei fatti?” chiese un ragazzo inviato dal telegiornale, ancor prima che il giovane rappresentante delle forze dell’ordine potesse aprir bocca.

Il ladro probabilmente si è mescolato con gli altri visitatori, ieri, ed è poi rimasto all’interno del Museo fino a notte inoltrata” disse il poliziotto “questo l’abbiamo dedotto dal fatto che non vi sono forzature di nessun genere né all’accesso principale né a quelli laterali, né alle finestre. Inoltre- proseguì- è riuscito a non far scattare nessun allarme e nemmeno il custode si è accorto di nulla. Solo stamattina poco prima dell’apertura del Museo ha notato che il quadro mancava e ci ha subito avvertiti”.

Com’è possibile?” incalzò una giornalista che era giunta tra i primi davanti al Museo “insomma com’è riuscito a non far scattare l’allarme?”

Ci stiamo lavorando” disse solo il poliziotto “e comunque si tratta di una donna”.

Una donna?” chiesero in molti, sorpresi.

Sì, una donna. Il ladro è una ladra” fece il poliziotto, senza ombra di stupore nella voce. Ma quei giornalisti da che pianeta venivano per essere sorpresi che una donna potesse rubare? “Anzi, sono uscito proprio per questo. Vogliono che vi accomodiate dentro, la telecamera ha filmato qualcosa”.

I giornalisti non se lo fecero ripetere due volte e sciamarono in massa verso l’entrata, così anche Nives si trovò all’interno del Museo, in un piccolo ufficio, in piedi, a fissare un video che rimandava frammenti sfocati catturati dalla telecamera, senza che però nessun allarme avvertisse che si stava compiendo un crimine.

Purtroppo le immagini non sono per niente nitide, si vede pochissimo” disse il capo della Polizia, mentre la direttrice osservava i giornalisti con fare distaccato e quasi di disprezzo.

Riccardo, fallo partire” disse il poliziotto a un suo sottoposto, e il video partì.

L’immagine restituita era davvero approssimativa e la donna era visibile solo di spalle. Tuttavia si riconoscevano dei capelli castani scuri, un certo tipo d’andatura, un modo d’incurvare le spalle dopo un po’ che camminava. Troppo poco per le forze dell’ordine, ma non per Nives. Non appena i primi spezzoni erano apparsi sul video, un brivido l’aveva scossa tutta. Aveva represso a stento un’espressione di meraviglia che le si stava dipingendo in volto e poi un urlo quando ne ebbe la certezza. Si era guardata intorno per capire se qualcuno la stava osservando, ma tutti erano intenti a fissare il video con un misto di delusione e rabbia per non aver scoperto nulla di sensazionale da poter raccontare in un articolo. Pareva che quei frammenti non interessassero molto, ed in effetti a parte il colore dei capelli e la statura, non c’erano altri indizi utili per le indagini. Ma lei invece conosceva bene quel modo di camminare, quella tendenza a incurvare le spalle, perfino quella sfumatura dei capelli tra il rame scuro e il nero. Conosceva ogni dettaglio, quei dettagli che invece mancavano a tutti gli altri, perché lì, dentro al video catturato dalle telecamere di sorveglianza che non erano servite a nulla, c’era la persona che più le era familiare al mondo. Lei. 

Per leggere il libro: richiederlo a me larazavatteri@gmail.com o lo trovate su Internet


Foto blog: Wikipedia

mercoledì 22 maggio 2019

ESTRATTO AGATA.COME UN FUNERALE TI SALVA LA VITA DI LARA ZAVATTERI

Questo è un libro che fa ridere, eccovi un estratto. Si parla del funerale del signor Cesare, un uomo che ha vissuto tutta la vita con un bitorzolo sul naso e...


Mentre intorno era silenzio, si udivano solamente i singhiozzi dell'uomo, tutti lo osservavano-probabilmente non solo ad Agata era parso un estraneo- fino a che quel piangere a dirotto non parve quasi inopportuno, nel senso che già i partecipanti non erano moltissimi e quei singhiozzi producevano un eco nella chiesa da far spavento. Agata decise così di parlare e cercare di calmare l'uomo.

Era suo parente?” chiese lei con fare contrito.

L'uomo subito non rispose, si asciugò gli occhi con la mano, soffiò rumorosamente il naso in un fazzoletto e quindi, ricomposto-tutti trassero un sospiro di sollievo, ringraziando mentalmente Agata per quella trovata- rispose:

No, signora. Sono solo l'addetto alle pompe funebri”.

Agata, allibita, non seppe che dire. Pensò subito che se a tutti i funerali quell'uomo piangeva a quel modo, la sua vita doveva essere ben straziante. Forse avrebbe dovuto cambiare mestiere.

Ma lo conosceva, il signor Cesare? No, perché la vedo tanto afflitto...” disse Agata.

Signora, non l'avevo mai visto in vita mia. Non è per lui che piango, piango per me!” disse l'uomo, iniziando nuovamente a frignare.
Agata ci pensò su. Che quell'uomo avesse qualche malattia incurabile, segreta, misteriosa, forse anche lui stava per scoprire cosa significasse vivere con un bitorzolo? Certamente doveva avere poco da vivere per disperarsi in tale maniera. Così, con tutto il tatto di cui disponeva, sussurrò all'uomo:

Quanto le rimane?” intendendo quanto gli rimaneva da vivere.

L'uomo sembrò sorpreso dalla domanda, ma disse subito: “Mille euro”.

Mille euro?” fece Agata, capendo che parlavano di cose completamente differenti.

Sì, mi rimangono mille euro che dei parenti del signor Cesare non mi vogliono pagare.”

Ah, si tratta di questo!” fece Agata.

Sì, e di che cosa, altrimenti?”

No no, nulla. Ma perché non la vogliono pagare?” chiese Agata.

Vede, saprà che il signor Cesare per via di quel bitorzolo era diventato brutto, così ho pensato di toglierlo con un foto ritocco dalle immagini degli annunci, ma i parenti non sono d'accordo e dicono che senza bitorzolo il signor Cesare è irriconoscibile. Per questo non vogliono pagarmi” spiegò l'addetto alle pompe funebri.

Ad Agata scappò da ridere, un po' per quello strano uomo che aveva pensato di rimuovere il bitorzolo che il signor Cesare aveva voluto e non potuto togliere da sempre, un po' per i parenti che invece il bitorzolo lo volevano, lo volevano eccome, sugli annunci. L'uomo riprese a piangere, ma Agata pensò che la soluzione non era poi tanto difficile da trovare. 


COME FINIRA'? 

Scopritelo nel libro Agata. Come un funerale ti salva la vita, richiedendolo a me (Facebook o larazavatteri@gmail.com) in liberia (nome autore, titolo, editore Youcanprint) o online, su Ibs arriva presto presto ed è scontato!